Utensili di pietra
Il primo tagliente
Tavola
- 1Percussore
- 2Nucleo
- 3Piano di percussione
- 4Scheggia
- 5Bulbo di percussione
- 6Percussore tenero in corno
- 7Amigdala (bifacciale)
Anatomia
La maggior parte degli utensili di pietra sono pezzi di roccia spezzati in modo controllato per ottenere un margine tagliente che taglia, raschia o spacca. Sono la tecnologia più antica che si conosca: i primi risalgono a circa 3,3 milioni di anni fa, e alcuni si fabbricavano ancora nel Novecento.
Che cos’è
Vale come tale qualunque pietra usata come strumento, dal semplice percussore alla macina, ma la maggior parte è stata modellata staccando schegge per ottenere un filo o una punta. Il più semplice è una scheggia tagliente staccata da un ciottolo e usata subito per tagliare la carne o scortecciare un ramo. I più raffinati, come una sottile punta di lancia o un’ascia levigata, richiedevano ore di lavoro esperto.
Per gran parte della storia umana la pietra è stata il principale materiale duro disponibile. Legno, osso, pelle e fibre si lavoravano con margini di pietra. E poiché la pietra si conserva quasi per sempre, questi utensili sono anche la principale testimonianza che gli archeologi hanno della vita dei primi esseri umani.
Come funziona
Le buone pietre da utensili sono dure, fragili e a grana finissima, senza venature interne: selce, ossidiana (un vetro vulcanico) e alcune quarziti. Se una di queste pietre viene colpita vicino a un bordo, il colpo apre una frattura a forma di cono, la stessa che un pallino lascia in un vetro di finestra. La frattura si curva verso la superficie e libera una scheggia. Questa rottura a forma di conchiglia si chiama frattura concoide e produce margini molto sottili e taglienti.
Ritocco a pressione: una punta di palco stacca piccole schegge dal bordo, mentre il cuoio protegge il palmo.
Lo scheggiatore colpisce il nucleo su una superficie piana, il piano di percussione, vicino al bordo. Dove il piano di percussione incontra la faccia del nucleo, l’angolo deve essere inferiore a 90 gradi, altrimenti il colpo schiaccia soltanto il bordo. La scheggia staccata porta i segni del colpo: un rigonfiamento arrotondato subito sotto il punto d’impatto, il bulbo di percussione, e sottili onde che se ne allontanano. Sul nucleo resta il negativo incavato, che può fare da piano di percussione per il colpo successivo.
Tre tecniche permettono di dosare il risultato. Il percussore duro, di solito un ciottolo di quarzite, stacca schegge grandi e spesse. Il percussore tenero, in corno, osso o legno duro, stacca schegge più lunghe e sottili e serve ad assottigliare e modellare. Il ritocco a pressione spinge una punta di corno contro il bordo finché una piccola scheggia salta via; dà la forma finale e un filo dritto e vivo.
Come fabbricarlo
La scheggiatura si impara con la pratica, e le prime ore producono soprattutto pietra rotta. Servono noduli di selce, oppure blocchi di ossidiana o di vetro spesso di bottiglia; due o tre percussori di peso diverso; un percussore in corno di cervo e una punta di palco; un cuscinetto di cuoio spesso; occhiali protettivi; guanti di cuoio; e un telo per raccogliere gli scarti.
Scegliere la pietra. Cercare un nodulo senza crepe, buchi o zone a grana grossa. Picchiettarlo con un sassolino: un suono chiaro indica pietra sana, un suono sordo difetti nascosti.
Trovare un piano di percussione. Individuare un bordo dove due superfici si incontrano con meno di 90 gradi. Colpire poco all’interno di quel bordo, pochi millimetri per una scheggia sottile e di più per una spessa, con un colpo breve e deciso che prosegue verso l’esterno, lontano dal nucleo. Appoggiare il nucleo sul cuscinetto sulla coscia, mai nel palmo nudo.
Fare un utensile su scheggia. Una sola buona scheggia è già un coltello. Si usa così com’è, o se ne ritocca il dorso con piccoli colpi per impugnarla meglio.
Modellare un’amigdala. Girare attorno a un nodulo piatto staccando schegge alternativamente da una faccia e dall’altra, così che il bordo diventi una linea sinuosa al centro del pezzo. Passare al percussore in corno per assottigliare le facce. Prima di ogni colpo, abradere leggermente il bordo con una pietra ruvida perché non si sbricioli.
Rifinire a pressione. Tenere il pezzo sul cuscinetto, premere la punta di palco verso il basso e verso l’interno sul bordo e staccare piccole schegge una dopo l’altra per raddrizzare e affilare il filo.
Sicurezza. Le schegge appena staccate tagliano più di un rasoio e schizzano via veloci. Portare sempre occhiali protettivi e proteggere mani e cosce con il cuoio. Lavorare all’aperto o in un locale ben ventilato e non respirare la polvere fine: la selce è silice, e anni di polvere causano la silicosi, che uccise molti scheggiatori di pietre focaie. Raccogliere gli scarti sul telo, inumidire la polvere invece di spazzarla a secco e mettere le schegge taglienti in una scatola o un secchio chiuso. Tenere lontani bambini e animali.
Storia ed evoluzione
Utensili olduvaiani: un ciottolo dal margine frastagliato, le schegge ricavate e il percussore.
Gli utensili di pietra più antichi che si conoscano vengono da Lomekwi 3, a ovest del lago Turkana, in Kenya. Hanno circa 3,3 milioni di anni, più dei più antichi fossili noti del genere Homo. L’équipe ha trovato 149 nuclei, schegge, percussori e possibili incudini, ottenuti con gesti semplici, vicini alla frantumazione. Non si sa chi li abbia fatti; Kenyanthropus e Australopithecus vivevano allora nella regione.
Gli utensili dell’Olduvaiano compaiono in diversi siti dell’Africa orientale da circa 2,6 milioni di anni fa, e forse già 2,9 milioni di anni fa a Nyayanga, in Kenya: ciottoli da cui si staccavano poche schegge, le schegge taglienti stesse e percussori. Circa 1,7 milioni di anni fa, sempre in Africa orientale, compaiono le prime amigdale universalmente accettate, grandi utensili lavorati su entrambe le facce a forma di goccia, con un lungo margine tagliente. Si continuò a fabbricarle per più di un milione di anni, in Africa, in Europa e in Asia.
Nel Neolitico le lame d’ascia venivano levigate sull’arenaria per renderle più resistenti.
Più tardi gli scheggiatori impararono a preparare un nucleo in modo che un solo colpo staccasse una scheggia di forma prevista. Circa 200.000 anni fa si fissavano punte su aste di legno per farne lance, e perforatori e raschiatoi di pietra servivano a lavorare pelli e legno. In Europa e in Asia occidentale, tra circa 50.000 e 10.000 anni fa, la lama lunga e sottile divenne il supporto standard. I microliti, piccoli segmenti di lama inseriti in fila in manici e frecce, compaiono nell’Africa meridionale circa 71.000 anni fa e si diffusero in molte regioni alla fine dell’ultima glaciazione.
Gli agricoltori del Neolitico, da circa il 10.000 a.C., levigavano asce di pietra per disboscare. Il metallo sostituì la pietra lentamente e mai del tutto. A Brandon, in Inghilterra, si scheggiarono pietre focaie per fucili fino al Novecento, e lame di ossidiana si usano ancora in alcuni interventi chirurgici delicati perché il loro filo è più fine di quello dei bisturi d’acciaio.