Filatoio

La fibra in filo, più in fretta

Data
c. 1000
Epoca
Medioevo
Fase
III Mestieri e città
Difficoltà

Tavola

Legenda
  1. 1Ruota motrice
  2. 2Pedale
  3. 3Biella (asta del pedale)
  4. 4Corda di trasmissione
  5. 5Aletta con uncini
  6. 6Rocchetto

Anatomia

Il filo: torto dall'aletta, avvolto dal rocchettoAletta e uncini, rocchetto e sua puleggia, puleggia dell'aletta, cordaColonnine e traversa, tagliate; un pezzo del cerchio della ruotaUn filatoio sassone a doppia trasmissione. Un'unica corda fa due giri attorno a una ruota motrice di 56 cm di diametro e uno attorno a ciascuna puleggia. Sulla puleggia dell'aletta la corda corre su un cerchio di 5,89 cm, misurato a metà corda, quindi l'aletta compie 9,5 giri per ogni giro della ruota (7,5 nella gola più grande). Sulla puleggia del rocchetto quel cerchio misura 5,67 cm: il rocchetto gira nello stesso verso il 4 % più veloce e guadagna un giro sull'aletta ogni 25 giri dell'aletta. Ogni giro dell'aletta dà un giro di torsione al filo fra la mano della filatrice e il foro, e ogni giro guadagnato dal rocchetto avvolge una spira in più. Con il filo avvolto a 4 cm di diametro risultano 2,0 giri per centimetro, a qualunque velocità della ruota, finché la corda non slitta: 3,3 sul tubo vuoto (2,4 cm), 1,3 sul rocchetto pieno (6 cm). Per dare più torsione la filatrice trattiene il filo e la corda slitta sulla puleggia del rocchetto. La corda è disegnata interrotta, con 16 cm del tratto superiore in meno, e i pezzi girano 20 volte più piano che nella realtà.

Il filatoio a ruota torce la fibra in filo con un fuso mosso da una grande ruota, molto più in fretta di un fuso a mano. Il filatoio ad aletta, noto in Germania verso il 1480, avvolge anche il filo su un rocchetto mentre lo fila, così filatura e avvolgimento non si alternano più.

Che cos’è

Filare significa trasformare una massa di fibre corte, come lana, lino o cotone, in un filo continuo. Due cose avvengono insieme: le fibre vengono stirate in uno stoppino sottile e regolare, e lo stoppino viene torto perché le fibre si aggrappino l’una all’altra. È la torsione a dare forza al filo.

Per millenni lo si è fatto con il fuso a mano, un bastoncino appesantito da una fusarola che le dita fanno girare. Il filatoio a ruota monta il fuso su un telaio e lo aziona con una grande ruota tramite una corda. Un giro della ruota grande fa compiere molti giri al piccolo fuso, che torce così molto più in fretta di una mano.

La tavola mostra un filatoio sassone, a pedale e ad aletta, del tipo diffuso in tutta Europa dal XVI secolo, qui in un modello del XVIII secolo.

Come funziona

Un fuso a mano con fusarola di pietra appeso al suo filo a un ciuffo di lana legato a una conocchia biforcuta Prima della ruota: fuso e conocchia. La fusarola mantiene il fuso in rotazione.

Nella grande ruota, uno dei tipi antichi, il fuso punta semplicemente verso la filatrice. Lei gira la ruota, tiene la fibra di sbieco rispetto alla punta del fuso e indietreggia stirando un tratto di filo mentre la torsione vi sale. Poi si ferma, tiene il filo perpendicolare al fuso e gira di nuovo la ruota per avvolgere il tratto filato. Filatura e avvolgimento si alternano.

L’aletta elimina questa pausa. Il filo entra in un fuso cavo da un foro all’estremità anteriore, esce da un foro laterale, percorre un braccio di un’aletta a U, passa su uno dei suoi uncini e si avvolge su un rocchetto montato folle sul fuso. Aletta e rocchetto hanno ciascuno la propria puleggia a gola, di dimensioni diverse. Un’unica corda senza fine fa due volte il giro della ruota grande e una volta il giro di ciascuna puleggia, così la puleggia del rocchetto, più piccola, gira un po’ più veloce dell’aletta.

La rotazione dell’aletta torce il filo. La piccola differenza di velocità tra rocchetto e aletta lo avvolge man mano che viene filato. Ogni tanto la filatrice ferma la ruota e sposta il filo da un uncino all’altro perché il rocchetto si riempia in modo uniforme, e regola una vite di tensione che sposta il gruppo dell’aletta lungo la panca per tendere o allentare la corda.

Un paio di cardi a mano in legno con denti di filo metallico piegati, uno coperto di lana soffice, accanto a tre rotoli di lana cardata I cardi a mano: la lana viene cardata fra due cardi e arrotolata in rotolini pronti da filare.

Il pedale libera entrambe le mani. Una manovella sull’asse della ruota è collegata da un’asta di legno, la biella, a una tavola incernierata sotto il piede della filatrice. Ogni pressione del piede dà una spinta alla ruota. Una mano porge la fibra, dalla conocchia o da un rotolino di lana cardata, l’altra controlla la torsione. I filatoi sassoni servivano soprattutto per fibre lunghe come il lino e la lana. Il lino si dispone sulla conocchia e se ne tirano poche fibre alla volta. La lana viene prima cardata fra due cardi a mano e arrotolata in un cilindro morbido, perché le fibre restino sciolte e si stirino in modo uniforme.

Come costruirlo

Un filatoio ad aletta richiede pezzi torniti e un montaggio accurato, un lavoro per un falegname esperto con il tornio. Una ruota più semplice, del tipo più antico, mostra il principio e fila la lana.

Fare la panca. Una tavola robusta di circa 1 m su tre o quattro gambe, alta abbastanza da lavorare seduti o in piedi. A un’estremità fissate un montante per la ruota; all’altra un montante più corto per la testa del fuso.

Montare la ruota. Va bene qualsiasi grande ruota ben centrata con il cerchio a gola: una ruota di legno con mozzo, raggi e cerchio, oppure una vecchia ruota di bicicletta senza copertone. Montatela su un asse nel montante e aggiungete una maniglia vicino al cerchio per girarla.

Fare la testa del fuso. Due piccoli ritti sul montante corto reggono un’asta d’acciaio diritta, appuntita a un’estremità, in anelli di cuoio o piccoli cuscinetti. Fissate una piccola puleggia a gola sull’asta, fra i ritti. L’asta sta di traverso sulla panca, parallela all’asse della ruota, con la puleggia esattamente allineata alla gola della ruota perché la corda scorra diritta; la punta è rivolta verso il lato dove state voi.

Mettere la corda. Annodate un anello di robusto cordino di cotone attorno al cerchio e alla puleggia del fuso, teso abbastanza da muovere il fuso senza slittare. Con una ruota di diametro circa dieci volte quello della puleggia, il fuso compie una decina di giri per ogni giro di ruota.

Un aspo a mano di legno con traverse ad angolo retto, avvolto da una matassa di filo, accanto a una matassa ritorta L’aspo a mano: il filo filato vi si avvolge in una matassa di lunghezza nota prima di lavarlo e tingerlo.

Filare. Legate un capo di filo al gambo del fuso, avvolgete qualche giro, poi portatelo a spirale fino alla punta perché ne esca. Sovrapponete il suo capo alla lana cardata, girate lentamente la ruota e arretrate di sbieco rispetto alla punta, lasciando che la torsione salga nella fibra. Per avvolgere, girate un poco la ruota all’indietro per sciogliere la spirale, tenete il filo perpendicolare al fuso e girate in avanti; poi riportate il filo a spirale fino alla punta per il tratto seguente. Quando il fuso è pieno, svolgete il filo sull’aspo, legate la matassa senza stringere in più punti, toglietela e lavatela per fissare la torsione.

Sicurezza. Tenete dita, capelli e maniche larghe lontano dalla ruota che gira, dalla corda e dal fuso, fermate la ruota prima di sciogliere un groviglio, e coprite la punta affilata del fuso quando il filatoio non è in uso. Controllate che la ruota di bicicletta o di legno sia ben fissata e non sbandi prima di farla girare veloce. Tenete i bambini piccoli lontano da una ruota in movimento.

Storia ed evoluzione

L’origine del filatoio a ruota è discussa. Alcuni storici la collocano in India tra il 500 e il 1000 d.C. circa, altri in Cina, dove era molto usato verso il 1090, o nel mondo islamico, dove è attestato verso il 1030 e raffigurato chiaramente a Baghdad negli anni Trenta del Duecento. Raggiunse l’Europa nel XIII secolo; le immagini europee risalgono a circa il 1280, e gli statuti delle corporazioni di Spira, in Germania, lo menzionano alla fine del XIII secolo (nel 1280 o nel 1298, secondo le fonti). In Europa ruota e fuso convissero a lungo.

L’aletta compare in un’illustrazione tedesca verso il 1480, e anche Leonardo da Vinci ne disegnò una. Il pedale fu aggiunto nel XVI secolo; una tradizione lo attribuisce a un artigiano di Braunschweig nel 1533. Rispetto al fuso, la ruota aumentò molto la produzione di una filatrice. Lo storico Lynn White collegò alla ruota la maggiore disponibilità di stracci di lino e quindi di carta a buon mercato per la stampa.

Negli anni Sessanta del Settecento James Hargreaves costruì la spinning jenny, che azionava molti fusi insieme, e il filatoio idraulico di Richard Arkwright e la mule di Samuel Crompton, del 1779, portarono la filatura in fabbrica. Nel Novecento Mahatma Gandhi fece del charkha, un semplice filatoio a manovella, l’emblema dell’autosufficienza indiana, e ancora oggi c’è chi fila a mano su filatoi a pedale.


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