Collare da tiro
Il cavallo tira con le spalle
- 1Collare imbottito
- 2Stecche del collare
- 3Gancio della tirella
- 4Tirella
- 5Dorsale
- 6Bilancino
Il collare da tiro è un anello rigido e imbottito che poggia sulle spalle del cavallo; le tirelle vi sono agganciate vicino alla punta della spalla. Il cavallo può così spingere con tutto il suo peso contro il carico senza premere sulla trachea, e nell'Europa medievale prese ai buoi gran parte dell'aratura e dei trasporti.
Che cos’è
Il collare da tiro è un anello di cuoio imbottito di paglia, sagomato per posarsi alla base del collo, contro la parte anteriore delle spalle. Due pezzi curvi di legno o di ferro, le stecche, sono fissati con cinghie in una scanalatura che gira tutto intorno, e vi si agganciano le tirelle che trascinano il carico. Un dorsale sulla schiena tiene le tirelle alla giusta altezza, e una traversa di legno, il bilancino, ne collega le estremità all’aratro o al carro.
Con questa bardatura il cavallo spinge con il petto e le spalle, come una persona che si appoggia a un carretto a mano. Insieme al ferro di cavallo inchiodato e all’aratro pesante, il collare aiutò il cavallo a sostituire il bue in molte aziende agricole dell’Europa settentrionale nel Medioevo.
Come funziona
La bardatura «gola e sottopancia» come gli storici l’hanno a lungo disegnata: un giogo sul garrese, una cinghia al collo e un sottopancia.
All’inizio il cavallo andava sotto il giogo, come il bue. Il timone del carro arrivava a un giogo posato sul collo o sul garrese della pariglia, la sporgenza sopra le spalle, tenuto da una cinghia intorno a ciascun collo. I cavalli da carro egizi portavano forcelle da giogo che poggiavano sulle spalle, e le pariglie greche e romane tiravano soprattutto contro una cinghia pettorale. Richard Lefebvre des Noëttes ricostruì tutto questo come una cinghia che risaliva e premeva sulla trachea. Gli esperimenti successivi lo smentiscono (vedi la storia).
Il bue si adatta meglio al giogo. Ha il collo corto e grosso, e molte razze hanno una gobba o un rilievo muscolare davanti al garrese su cui il legno fa presa. Il giogo da testa si lega alle corna; il giogo da collo poggia sul collo, davanti alle spalle. Il cavallo invece ha il collo lungo e la trachea appena sotto la pelle.
Buoi sotto un giogo da collo: il legno preme sul collo davanti alle spalle e gli archetti lo chiudono da sotto.
Prima venne il pettorale: una larga cinghia che attraversa il petto sotto la trachea, con le tirelle che partono dalle estremità. È leggero e si usa ancora per le carrozze leggere, ma con un carico pesante e a strappi scivola e sfrega.
Il collare distribuisce la stessa spinta su una superficie più ampia e più rigida. La faccia interna poggia sui muscoli davanti alle scapole e lascia uno spazio alla gola. Le stecche formano un telaio rigido, così ogni tirella tira su tutto il collare. Per i bovini da tiro, W. Micuta, della Fondazione Bellerive, stimava l’appoggio di un collare ben imbottito in circa 1.200 cm² su entrambe le spalle, contro circa 200 cm² di un giogo da collo.
La linea di tiro conta quanto l’imbottitura. I ganci delle stecche stanno poco sopra la punta della spalla, e ogni tirella deve partire ad angolo retto rispetto all’inclinazione della spalla. Se le tirelle salgono verso un attacco alto, fanno leva e sollevano il collare contro la gola. Il bilancino ruota sul suo centro, così il cavallo può muovere le spalle camminando senza dare strappi al carico.
Come costruirlo
I collari li cuciono i sellai, con un rotolo di paglia pressata davanti e una faccia liscia verso il cavallo. Un buon collare usato, regolato con cura, di solito è meglio di uno fatto in casa.
Scegliere la misura. Il collare si misura all’interno, dall’alto in basso: 16 pollici (41 cm) o meno per un pony, 24 pollici (61 cm) o più per un cavallo da tiro pesante. Un cavallo dal collo grosso ha bisogno anche di un collare più largo in alto.
Lo spazio alla gola si controlla con il collare premuto contro le spalle.
Controllare la calzata. Premete il collare contro le spalle, come sotto sforzo. Ai lati devono passare le dita distese tra il bordo e il collo, ma non la mano intera. Lasciate circa 5 cm alla gola. Un collare troppo corto risale e soffoca; uno troppo lungo scende sulla punta della spalla e sfrega.
Montare le stecche. Devono poggiare piatte nella scanalatura per tutta la lunghezza. Allacciate prima la cinghia in basso, poi tendete dritta quella in alto.
Regolare le tirelle. Il dorsale sostiene le tirelle alla giusta altezza e il sottopancia impedisce che salgano sotto sforzo. Regolateli entrambi perché ogni tirella lasci il gancio ad angolo retto con la spalla, e attaccate abbastanza in basso perché le tirelle non tirino mai il collare verso l’alto.
Attenzione alle piaghe. Il pelo consumato e corto sulla spalla è il primo segnale: correggete la calzata prima che la pelle si apra e lasciate a riposo il cavallo piagato finché non guarisce. Se il cavallo dimagrisce servirà un’imbottitura o un collare più piccolo. A ogni sosta sollevate il collare per far raffreddare le spalle; la sera pulite la faccia del collare e le spalle.
Sicurezza. Un cavallo da tiro può pesare quasi una tonnellata; può scalciare, imbizzarrirsi o schiacciarvi contro il carro. Imparate da un conducente esperto e fate tenere il cavallo da un aiutante mentre attaccate o staccate. Seguite ogni volta, allo stesso modo, la sequenza per attaccare e per staccare che vi è stata insegnata. Non scavalcate mai una tirella, non mettetevi mai tra il cavallo e il carico e non legatevi mai al carico con una corda o una redine. Parlate al cavallo prima di toccargli il posteriore. Concedete pause e acqua, e fermatevi se il cavallo mostra sofferenza o se la bardatura scivola.
Storia ed evoluzione
La Cina abbandonò il giogo per prima. Una scatola laccata dello Stato di Chu, dipinta nel IV secolo a.C., mostra cavalli che tirano contro una barra posta di traverso sul petto, e il pettorale, più morbido, è frequente nei rilievi di epoca Han. La prima immagine chiara di una bardatura a collare è una pittura murale della grotta 257 di Mogao, a Dunhuang, datata al 477–499 d.C., anche se l’imbottitura non si distingue bene. Pita Kelekna colloca pettorale e collare già nel I millennio a.C.
Il collare arrivò in Europa nell’Alto Medioevo, probabilmente attraverso l’Asia centrale. Lynn White lo collocò nel mondo carolingio verso l’800; W. Micuta indica l’XI secolo. Nel XII era ormai comune. Con i ferri per i terreni umidi e l’avena della rotazione triennale, i cavalli presero l’aratura in parte del Nord, lavorando più in fretta dei buoi.
Per decenni si credette che la bardatura antica strangolasse il cavallo. Lefebvre des Noëttes provò una ricostruzione nel 1910 e concluse che due cavalli tiravano poco più di 500 kg. In esperimenti pubblicati nel 1977, Jean Spruytte ricostruì bardature egizie, greche e romane, dimostrò che la ricostruzione precedente era sbagliata e con una di esse trainò circa una tonnellata sulla sabbia. Questi studi lasciano al collare la sua utilità per il tiro lento e pesante, come quello dell’aratro, e scartano l’idea di cavalli antichi soffocati dalla loro bardatura.